Pubblicata il: 19-12-2025
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Articoli Data pubblicazione: 29-03-2025
Oggi ho conosciuto un proprietario di Jagt terrier non cacciatore. Una persona appassionata ed entusiasta di praticare con la sua giovane cagnolina diverse discipline venatorie; si tratta di attività analoghe alla caccia, senza abbattimento del selvatico, in grado di soddisfare le motivazioni del cane in quanto rispondenti alle attitudini di razza (lavoro in tana su volpe, prove su cinghiale, spurlaut su lepre, ecc.)
Dopo un primo momento di smarrimento dovuto all’ottima genetica del cane, con tutti gli annessi e connessi di una Jagt – forse la razza più impegnativa tra i terrier-, con la necessità di imparare a gestirla con competenza, ora sono un binomio ben affiatato.
Se siete proprietari di cani da caccia, ma non siete cacciatori, prima di spingere il vostro cane verso discipline alternative, dovreste valutare se invece siete disposti a farvi coinvolgere nel suo mondo. Provate a mettervi nei suoi panni, quelli di un pittore a cui viene impedito di dipingere, un giocatore di scacchi senza scacchiera, un bambino che ama il calcio, ma viene portato a nuoto, e ad avere un cambio di prospettiva.
Oggi è possibile far praticare discipline venatorie al vostro cane, grazie a cacciatori-addestratori professionisti. Un modo per condividere le sue motivazioni e far fare un salto di qualità alla relazione, impossibile in altri contesti.
È però necessario sapere che quello delle discipline venatorie non è un percorso semplice, che non basta fare qualche uscita e poi arrivederci e grazie.
Si tratta di una scelta che, se intrapresa, va portata avanti per tutta la vita del cane (finché la sua età lo consente), con passione e dedizione. Occorre assumersi la responsabilità di avere adottato o acquistato un cane selezionato per cacciare e mettersi nelle condizioni di rendersi conto di cosa significhi per lui potersi esprimere pienamente. Solo successivamente a questo passaggio, si può decidere con cognizione di causa, l’attività da praticare. Qualsiasi percorso si intraprenda è poi necessario che vi sia un coinvolgimento emotivo da entrambe le parti del binomio, “lo faccio per lui” in cinofilia non funziona, non giova a nessuno, tanto meno al cane.
Il primo consiglio che mi sento di dare è quindi di non precludere al vostro cane l’opportunità di mostrarvi chi è davvero a causa dei vostri pregiudizi verso il mondo venatorio o per timore di essere inadeguati o ancora per disinteresse verso qualcosa che in realtà non conoscete.
Il secondo consiglio è di farvi accompagnare in questa valutazione da un professionista che addestra e caccia con quella data razza, che conosce quella specifica tipologia di cane nel momento della sua massima espressività fisica, emotiva e caratteriale, ossia sul selvatico.
Non esiste l’esperto di cani da caccia in generale, esiste l’esperto di cani da ferma, di terrier, di cani da cerca, di segugi, di retriever, ecc. o al massimo di due tipologie. Il motivo risiede nel fatto che le discipline venatorie sono particolarmente complesse, cioè richiedono al cane e all’addestratore molteplici competenze da un lato e molte ore di lavoro pratico dall’altro, con più cani della medesima tipologia. È pertanto impossibile arrivare a cogliere le innumerevoli sfumature dell’indole e dell’espressività di una razza se non la si è vissuta assiduamente e, oserei dire, in maniera quasi maniacale.
Il terzo consiglio è di diffidare dei tuttologi, di chi non fa distinzioni e, soprattutto di chi pretende di parlarvi di cani da caccia… senza parlarvi di caccia.
Pubblicata il: 19-12-2025
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