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Articoli Data pubblicazione: 22-05-2018
L’argomento cani da guardiana è un argomento che, oggi, sotto innumerevoli punti di vista, ha preso moltissima considerazione e rilievo rispetto a quella che potremmo considerare la cinofilia nel senso più generale del termine. Di cani da guardiania se ne parla spesso, ma ad onor del vero in tantissimi casi si perdono di vista alcuni punti salienti e, come conseguenza, vengono trascurate prerogative cardine di cui il semplice proprietario medio dovrebbe tener conto per fare un’oculata valutazione prima di trovarsi in situazioni che mi permetto di definire “molto spiacevoli”.
In linea generale il primo punto di cui essere a conoscenza è la differenza “sostanziale” che corre tra il termine “difesa” e il termine “deterrenza”, troppe volte questi due aspetti vengono non solo confusi, ma addirittura utilizzati come sinonimi, stravolgendo quindi il vero lavoro e/o ruolo del cane chiamato a svolgere una serie di azioni in un determinato sistema complesso di attività. Quindi partiamo dalla base, ovvero cosa significano certi termini spesso usati inconsapevolmente:
GUARDIANIA: “servizio di custodia e sorveglianza”; la prerogativa quindi di un cane adibito alla guardiania deve essere quella di custodire, conservare qualcuno o qualcosa mantenendone lo stato in cui si trova nel momento in cui gli viene affidato, esercitando un controllo assiduo e diretto a scopo cautelare.
Nel corso della guardiania devono esplicitarsi due funzioni principali dalle quali dipende in modo diretto l’operato, ovvero la difesa, che è rappresentata da tutte quelle azioni finalizzate alla protezione e salvaguardia diretta, avendo come fine ultimo quello di respingere offese o annullare effetti dannosi di condizioni e situazioni più o meno svantaggiose o pericolose, e la deterrenza ovvero qualsiasi mezzo la cui semplice esistenza o disponibilità consente di dissuadere un individuo da atti ostili verso chi lo possiede. Questi particolari aspetti si riscontrano in maniera decisamente chiara in alcuni cani da guardiania, ossia nei cani da pastore degli armenti denominati nello specifico come “pastori da guardiania”. In questa categoria di cani da lavoro ci sono, di fondo, una serie di parametri dettati dalla predisposizione caratteriale innata e anche dal punto di vista somatico (fisico) che permettono ad un soggetto che vi appartenente di svolgere al meglio la delicatissima funzione che gli si richiede.
LE MOTIVAZIONI: rappresentano il vero e proprio motore emozionale del cane, dal quale scaturiscono determinati comportamenti in determinati contesti e/o situazioni.
Nei cani “pastori da guardiania” le motivazioni a carattere particolarmente accentuato sono:
Le motivazioni meno accentuate invece sono rappresentate da:
LA VOCAZIONE: dipende dalle motivazioni del cane, ci indica cosa il soggetto desidera fare, gli ambiti in cui tende a lavorare ed interagire e l’elezione di particolari target. Nei cani pastori da guardiania degli armenti possiamo così sintetizzare l’ambito vocazionale:
alta vocazione:
bassa vocazione:
L’ATTITUDINE: è la capacità di mettere in atto un dato comportamento attraverso strumenti innati (schema di comportamento), strumenti cinestesici (organizzazione motoria, coreografia, strutturazione), strumenti emotivi (profilo emozionale e arousal) e strumenti fisiologici. Le attitudini possedute da questi cani sono le seguenti:
Per quanto riguarda l’assetto emozionale in questi cani è di tipo diffidente, l’arousal è medio basso tendente al basso. Se hai in programma di prendere un cane appartenente al gruppo dei cani pastori da guardiania degli armenti fatti aiutare a valutare la scelta da un esperto, onde incorrere in errori di valutazione ed evitare poi problemi in seguito.
Dr. Antonio Scungio
Medico Veterinario
Esperto in gestioni delle popolazioni selvatiche e impatto in agricoltura
Istruttore e recupero cani da lavoro
www.delunalupis.wordpress.com
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