Ester
Tempo fa, fui contattata da una coppia che aveva adottato una segugia Ariegeois. Si trovavano in difficoltà poiché la cagnolina era estremamente intimorita in ambito domestico, soprattutto nei confronti della parte maschile della famiglia.
In casa, Ester (nome di fantasia) non usciva mai da una stanza sita al primo piano, diventata il suo rifugio, nemmeno per bere o per mangiare. Nè andava volentieri in giardino per sporcare, a meno che non fosse completamente sola; per lo più subiva passivamente le coccole che riceveva. La segugia usciva per le passeggiate facendosi mettere collare e guinzaglio senza ribellarsi, ma grazie all'utilizzo di una corda piuttosto lunga, restava sempre a distanza dal proprietario. Dopo un anno dal suo arrivo, quasi nulla era cambiato.
Quando veniva liberata in campagna, Ester recuperava vitalità e coraggio, anche se non si allontanava più di tanto, a meno che non ci fossero altri cani con i quali giocava volentieri. Non vi erano mai stati problemi per recuperarla.
Al tempo l'Ariegeois aveva circa tre anni e mezzo, lungo i quali era stata in mano a qualcuno che evidentemente non l’aveva trattata benissimo, poi era passata per il canile e poi presso una famiglia rescue, era pertanto del tutto normale che si comportasse in quella maniera diffidente e che manifestasse quelle chiusure: era stata ripetutamente privata dei suoi punti di riferimento e si portava dietro esperienze negative legate alla figura umana maschile di cui nessuno si era preoccupato. Nei miei confronti mostrava meno timore, probabilmente per via di una certa comprensione reciproca.
Avvisai i proprietari che il percorso da compiere sarebbe stato lungo e con parecchie incertezze quanto al risultato. Non solo mi avevano chiamata ben oltre un anno dal suo arrivo, facendo sì che alcuni comportamenti si fissassero (come quello di non uscire mai dalla stanza-rifugio), ma in loro si era instaurato un senso di rassegnazione che era di grande impedimento nel lavoro necessario per entrare in sintonia con Ester, la quale non concedeva ai suoi proprietari neppure uno sguardo.
L'impegno avrebbe dovuto essere quotidiano e costante, caratterizzato da step lenti e graduali, lasciando alla segugia la possibilità di scegliere se avvicinarsi o no.
Nei pochi incontri che riuscimmo a fare, la disponibilità da parte dei proprietari era incostante (e questo rappresentò un ostacolo non indifferente). Una volta, andammo in recinto addestramento su lepre, io portai la mia Beagle, una cagna tranquilla con tutti. La Beagle scovò ed Ester, che fino a quel momento era rimasta a distanza ad ascoltare, la raggiunse per poi tornare da noi. Al riscovo, Ester si unì nella seguita sulla lepre, dando voce con convinzione. L’esperienza fu molto positiva.
I compiti a casa però non venivano svolti con la dovuta costanza e le lezioni venivano spesso rimandate, di conseguenza l'effetto positivo dell'uscita in recinto fu rapidamente vanificato.
Tornammo in recinto una seconda volta, avevo chiesto al proprietario di portarsi dei bocconi appetitosi, ma si presentò con delle banali crocchette. Gli chiesi anche di essere partecipe di quello che Ester faceva, girando con lei, nonostante quel giorno non ci fossero le condizioni olfattive per trovare la lepre a causa della stagione molto secca.
Purtroppo il proprietario era quanto di più distante ci potesse essere da un segugio. Quel giorno avevo portato appositamente la mia cagna più gelosa, volevo vedere se nell'impossibilità di avvicinarsi a me, Ester avrebbe fatto riferimento al suo umano. No, nonostante la mia segugia la scacciasse, lei preferiva stare con noi.
Con grande dispiacere, fu l'ultima volta che la vidi. Le lezioni e gli incontri furono interrotti per "mancanza di tempo".
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