Lara
Anni fa partecipai ad una battuta alla volpe nell'Appennino tosco-emiliano.
Ci andai per vedere Lara, una bella Segugia italiana che un mio amico, S., aveva da poco adottato. La Segugia era nata con la passione per la volpe, ma il suo primo proprietario l'aveva forzata a cacciare la lepre usando metodi coercitivi, senza ottenere però dalla cagnolina il lavoro che avrebbe desiderato, l'aveva quindi data via.
Arrivati al luogo prestabilito, S. sciolse Lara, come già mi aveva preannunciato, anche quando era libera, non prendeva distanza; procedeva nel bosco tenendoci sempre d’occhio e tornava costantemente da noi. S. mi disse che il suo comportamento peggiorava nettamente se indossava il collare GPS. Senza collare era più tranquilla e prendeva più distacco.
Considerato che quel giorno era priva di collare, ma nonostante ciò, non andava oltre la decina di metri, capii che era comunque in ansia (al collare GPS può essere associato il dispositivo elettrico di correzione). Mentre tagliavamo di traverso il bosco, Lara andava e tornava, andava e tornava come un pendolo, vivendo l’ambiente solo col movimento delle zampe, senza fermarsi ad annusare nulla, segno che permaneva in lei uno stato di allerta e di insicurezza su ciò che le era o meno consentito.
Il grosso danno che può provocare quella che in gergo è chiamata “correzione” è quello di bloccare ogni iniziativa del cane e di far subentrare una tensione e una immobilità che gli impediscono di manifestare persino i sui impulsi più forti, come quello esplorativo, per terrore di sbagliare ed essere punito.
Nel caso di Lara poi, non si era trattato di correggerla una volta, ma di farle cambiare selvatico quando lei aveva chiaramente dimostrato di non essere interessata alla lepre, quindi vi era stata una vera e propria violenza ripetuta nei suoi confronti e una forzatura contraria al suo istinto. Purtroppo i risultati di tale abominio erano sotto ai nostri occhi.
I segugi possono avere delle preferenze in merito al selvatico da cacciare e bisogna non solo prestare molta attenzione quando si decide di indirizzarli verso un altro selvatico, ma anche essere in grado di capire se l’obiettivo è raggiungibile nel rispetto del cane, oppure no. Non è possibile ottenere risultati se si lavora contro l’indole del segugio, anziché a favore. Lara a quel punto aveva una grande confusione in testa e non sapeva più quale animale cacciare.
A forza di tenere il naso per aria, la segugia si imbattè nell’effluvio di un capriolo (noi lo vedemmo solo in seguito), ma non partì di gran carriera all’inseguimento, prima tornò verso di noi più volte come a chiedere il permesso. Appena ci accorgemmo che si trattava di un capriolo la richiamammo, recuperandola in tempi accettabili. Arrivò mesta e timorosa di una punizione che però non le toccò.
La caccia con il segugio è difficile e complessa soprattutto per la natura di queste razze. Cani di una sensibilità che non tutti sanno riconoscere e con la quale non tutti sanno rapportarsi in modo adeguato.
Un cane originariamente portato a cacciare tutta la selvaggina da pelo che, negli anni, ha dovuto necessariamente specializzarsi su questo o quell’altro selvatico. Un cane che sa dare tanto, se tanto noi sappiamo rendergli in termini di rispetto.
S., che non aveva le competenze nè la pazienza per consentire a Lara di ritrovare se stessa, dopo poco la restituì a chi gliela aveva data (non era il suo originario proprietario) e non ne seppi più niente.
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