Ginger e Fred sono due dei miei cani, due Beagle per la precisione. Ho pensato di raccontare brevemente la loro storia poiché mi offre l’occasione per affrontare, seppur in maniera molto limitata, il tema delle fobie nei segugi.

Sia Ginger che Fred sono arrivati a casa mia, in tempi diversi e senza essere imparentati, con quello che inizialmente sembrava essere solo timore verso le persone. Entrambi sono stati adottati dopo la chiusura del periodo di socializzazione, intorno ai 3-4 mesi di età. Nonostante li abbia sin da subito portati in mezzo alle persone, al centro cinofilo e in paese, nel loro temperamento sono rapidamente emersi tratti che non è stato possibile eliminare, ma solamente attenuare e gestire. Ginger, la meno problematica, aveva la tendenza a fuggire quando incontravamo persone estranee, se ne vedeva una in lontananza tirava il guinzaglio in direzione opposta perdendo lucidità e non avvicinava nessun umano (ma neppure cane) per fare conoscenza, a prescindere da luoghi o situazioni. Se entravamo in negozi con persone in movimento rilasciava litri di urina.

Fred era, è, un vero cane fobico nelle situazioni che non riesce a controllare e la città è esattamente una di queste. Nel momento in cui si sommano più stimoli: persone, rumori, movimento, automobili, ecc. la sua mente va in tilt, subentra uno stato di allerta seguito da reazioni di panico (occhi sbarrati, coda ripiegata sotto pancia, postura schiacciata verso il suolo e tentativo di fuga). Fred è un fobico-aggressivo ed essendo un Beagle di una certa mole, se messo alle strette, potrebbe mordere. Ha inoltre paura degli spari e dei botti in generale.

Sono entrambi Beagle per la caccia alla lepre, pertanto ho iniziato presto a portarli in addestramento. In ambiente naturale e nello svolgimento della loro funzione, liberi dal guinzaglio, sono cani completamente diversi. Non manifestano segnali di stress, hanno competenze sociali intraspecifiche  - Fred in particolare ha competenze sociali molto sviluppare - e resta solamente la diffidenza verso gli estranei. Verso gli esseri umani che collegano all'addestramento sono invece riusciti ad instaurare rapporti di fiducia e anche affetto.

Nel tempo abbiamo sperimentato varie attività, soprattutto con Fred. Affiancando all’attività venatoria un breve, ma fruttuoso percorso di obedience e un paio di anni di mantrailing, sono riuscita a fornirgli degli strumenti per affrontare i luoghi antropizzati con maggiore sicurezza e maggiore resistenza di fronte agli stimoli stressori: se prima l’ambiente urbano (parliamo di paesi o cittadine di piccole dimensioni e poco caotiche) lo mandava in panico dopo pochi secondi, oggi è in grado di fare una passeggiata al guinzaglio in contesti urbani o semi-urbani fino alla mezz’ora e oltre, di andare al bar e al ristorante (se poco affollato) senza accusare difficoltà. Ginger continua a non amare le persone, ma non tenta più di fuggire incontrandole e riesce a tollerarle purché non tentino di toccarla.

Il percorso è stato lungo e ci sarebbero una miriade di cose da aggiungere, quello che qui mi preme evidenziare è che il lavoro - quello per cui la razza è stata selezionata - è uno strumento efficacissimo per far crescere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. E' chiaro tuttavia che un cane fobico, resta tale tutta la vita, occorre pertanto proseguire con le attività che ne sorreggono la self-confidence, perché basta veramente poco per farlo regredire. E’ inoltre indispensabile che il proprietario acquisisca le competenze necessarie per una gestione adeguata a seconda dei contesti e per essere considerato un sicuro punto di riferimento.

(Header ph. Marcello Pallini)

Ginger e Fred
Ginger e Fred

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